FUNIBER promuove una ricerca fondamentale sull’analisi del rapporto tra dieta proinfiammatoria e qualità della vita negli adulti

FUNIBER promuove una ricerca fondamentale sull’analisi del rapporto tra dieta proinfiammatoria e qualità della vita negli adulti

La Fondazione Universitaria Iberoamericana (FUNIBER), attraverso la sua Rete Accademica Internazionale, continua a promuovere la produzione e la diffusione di conoscenze scientifiche di qualità. In questo contesto, diffonde uno studio a cui partecipa la dott.ssa Irma Domínguez, coordinatrice accademica dell’Area Salute e Nutrizione della Fondazione e membro del Gruppo di Ricerca su Alimentazione, Biochimica Nutrizionale e Salute dell’Universidad Europea del Atlántico (Università Europea dell’Atlantico, UNEATLANTICO), istituzione appartenente alla rete universitaria.

L’alimentazione svolge un ruolo fondamentale nella salute umana, non solo perché fornisce i nutrienti necessari all’organismo, ma anche perché modula il sistema immunitario e influenza processi biologici come l’infiammazione. In questo contesto, lo studio a cui partecipa la dott.ssa Irma Domínguez, pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Nutrition e intitolato «Inflammatory potential of the diet and self-rated quality of life in Italian adults», analizza la relazione tra un modello alimentare con potenziale infiammatorio e la qualità della vita auto-percepita in un campione rappresentativo di adulti italiani. Un’alimentazione con potenziale infiammatorio è un modello alimentare che favorisce l’infiammazione cronica, specialmente quando include frequentemente alimenti ultra-trasformati, zuccheri raffinati, grassi trans e carboidrati trasformati.

La ricerca parte dal presupposto che l’infiammazione cronica di basso grado costituisca uno dei meccanismi coinvolti nello sviluppo di numerose malattie croniche, tra cui quelle cardiovascolari, metaboliche e neurodegenerative. Diversi studi hanno dimostrato che determinati modelli alimentari possono modulare questi processi infiammatori, favorendo o riducendo il rischio di sviluppare tali patologie. In questo senso, la ricerca si è proposta di valutare se il potenziale infiammatorio dell’alimentazione sia correlato anche alla percezione che le persone hanno della propria qualità di vita.

Una valutazione del potenziale infiammatorio dell’alimentazione

Lo studio ha analizzato i dati di 1.936 uomini e donne di età superiore ai 18 anni provenienti dal Sud Italia. Le abitudini alimentari dei partecipanti sono state valutate tramite un questionario sulla frequenza di consumo degli alimenti precedentemente convalidato, mentre il potenziale infiammatorio della dieta è stato stimato utilizzando il Dietary Inflammatory Score (DIS), uno strumento che classifica i modelli alimentari in base alla loro capacità di favorire o ridurre i processi infiammatori dell’organismo.

Inoltre, la qualità della vita auto-percepita è stata valutata mediante la scala Manchester Short Assessment of Quality of Life (MANSA), che analizza diversi aspetti legati alla soddisfazione di vita, alla salute fisica e mentale, alle relazioni personali, alla situazione economica, al tempo libero e alla percezione generale del benessere.

Una dieta più infiammatoria è associata a una peggiore qualità della vita

I risultati hanno mostrato che un punteggio più elevato del potenziale infiammatorio della dieta era associato a una peggiore qualità della vita percepita. Le persone con un’alimentazione ad alto potenziale infiammatorio hanno manifestato livelli inferiori di soddisfazione per la propria vita in generale, nonché una percezione meno favorevole della propria salute fisica e mentale, delle relazioni sociali e della sicurezza personale.

Questa relazione è rimasta valida anche dopo aver tenuto conto della presenza di malattie cardiometaboliche quali obesità, ipertensione, diabete di tipo 2 o dislipidemia. Questi risultati suggeriscono che l’effetto dell’alimentazione sul benessere potrebbe essere spiegato, almeno in parte, da meccanismi infiammatori indipendenti da tali patologie.

Le persone con un’alimentazione ad alto potenziale infiammatorio presentano una qualità della vita fisica, mentale e sociale inferiore.

Il ruolo degli alimenti antinfiammatori

L’analisi dei modelli alimentari ha rivelato che i partecipanti con un’alimentazione a più basso potenziale infiammatorio consumavano con maggiore frequenza frutta, verdura, legumi, cereali integrali, pesce, frutta secca e latticini, alimenti caratteristici della dieta mediterranea e ampiamente riconosciuti per la loro ricchezza di fibre, vitamine, minerali e composti bioattivi come i polifenoli.

Al contrario, coloro che presentavano punteggi più elevati nell’indice infiammatorio tendevano a consumare una maggiore quantità di carni rosse e lavorate, cereali raffinati, dolci e bevande zuccherate, oltre a registrare un maggiore apporto di grassi saturi e un minore apporto di acidi grassi omega-3, fibre e micronutrienti essenziali. Questi risultati confermano le evidenze scientifiche che collegano un’alimentazione basata su prodotti vegetali e alimenti minimamente trasformati a un profilo infiammatorio più favorevole.

Una dieta equilibrata, ricca di frutta, verdura, legumi e frutta secca, contribuisce a mantenere una buona salute e a ridurre il rischio di infiammazione cronica.

Implicazioni per la salute pubblica

Lo studio sottolinea che la qualità della dieta non deve essere intesa solo come un fattore legato alla prevenzione delle malattie, ma anche come un elemento in grado di influenzare in modo significativo il benessere percepito dalla popolazione. Inoltre, evidenzia che abitudini come il fumo o la sedentarietà possono potenziare l’effetto di un’alimentazione pro-infiammatoria, rafforzando l’importanza di promuovere stili di vita sani con un approccio olistico.

Se vuoi saperne di più su questo studio, clicca qui.

Per consultare altre ricerche, visita l’archivio di UNEATLANTICO.

Attraverso il suo Programma di borse di studio e la sua Rete universitaria, FUNIBER facilita l’accesso a corsi di laurea magistrale rivolti a professionisti interessati ad approfondire settori quali la nutrizione e la dietetica e la salute pubblica. Gli interessati possono compilare il modulo di domanda disponibile sul sito web di FUNIBER oppure contattare la sede della Fondazione nel proprio paese per ricevere una consulenza personalizzata sulla procedura di candidatura.

La dieta mediterranea è ampiamente riconosciuta per il suo ricco apporto di fibre, vitamine, minerali e composti bioattivi come i polifenoli.