La dott.ssa Carmen Lilí Rodríguez, coordinatrice accademica internazionale della Fondazione universitaria Iberoamericana (FUNIBER), partecipa a uno studio che analizza la relazione tra il consumo di pesce e le funzioni cognitive negli adulti e negli anziani. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica GeroScience, esamina le prove osservazionali disponibili e conclude che un consumo regolare di pesce, solitamente da una a due porzioni a settimana o più, è associato a una migliore conservazione di diverse capacità cognitive durante l’invecchiamento.
Il deterioramento cognitivo e le demenze costituiscono una delle grandi sfide sanitarie del XXI secolo. Con l’invecchiamento della popolazione mondiale, aumenta anche la necessità di identificare fattori modificabili che aiutino a mantenere la salute del cervello e a ritardare la perdita di funzioni come la memoria, l’attenzione o la velocità di elaborazione. In questo contesto, l’alimentazione ha acquisito un interesse crescente come componente chiave della prevenzione.
Negli ultimi anni, diversi modelli alimentari salutari, come la dieta mediterranea, la dieta DASH o la dieta MIND, sono stati associati a una minore probabilità di deterioramento cognitivo e demenza. All’interno di questi modelli alimentari, il pesce è stato considerato un alimento di particolare interesse per il suo apporto di proteine di alta qualità, acidi grassi omega-3 a catena lunga, vitamina D, selenio, iodio e vitamine del gruppo B, nutrienti che partecipano a processi legati alla struttura e alla funzione cerebrale.
Tuttavia, sebbene studi precedenti avessero già collegato il consumo di pesce a una minore incidenza di deterioramento cognitivo e demenza, rimaneva una lacuna importante: mancava una revisione incentrata specificamente su come questa relazione potesse essere osservata in diversi ambiti cognitivi specifici. In questo contesto, lo studio risponde proprio a tale esigenza, sintetizzando in modo sistematico la letteratura scientifica osservazionale sul pesce e sulle prestazioni cognitive negli anziani.
Risultati rilevanti dello studio
Uno degli aspetti più rilevanti dello studio è che offre una visione più dettagliata e sfumata delle evidenze disponibili. I risultati mostrano che le associazioni più consistenti tra il consumo di pesce e una migliore funzione cognitiva sono state osservate nella velocità di elaborazione, nella funzione esecutiva, nella memoria semantica e nella capacità cognitiva globale. Questi ambiti sono particolarmente rilevanti, poiché sono spesso compromessi sia nei processi neurodegenerativi che nelle forme di deterioramento cognitivo legate a fattori vascolari.
Allo stesso modo, la revisione ha riscontrato associazioni positive per la memoria verbale e la memoria generale, sebbene in questi casi i risultati fossero meno uniformi e, in alcuni studi, si siano attenuati dopo l’aggiustamento per molteplici variabili. Al contrario, l’evidenza è risultata più incoerente per variabili quali il tempo di reazione, il ragionamento verbale-numerico e alcuni punteggi cognitivi compositi ampi, dove diversi modelli completamente aggiustati non hanno rilevato associazioni significative.
Nel complesso, lo studio suggerisce che il consumo regolare di pesce potrebbe rientrare in una strategia alimentare favorevole alla salute cerebrale in età avanzata. Tuttavia, si sottolinea anche che le prove non sono del tutto univoche, a causa dell’eterogeneità tra gli studi in termini di disegno, ubicazione geografica, dimensione del campione e strumenti di valutazione cognitiva. Per questo motivo, è importante continuare ad approfondire questa linea con ricerche future che consentano di precisare meglio gli effetti in base al tipo di pesce, alla frequenza di consumo e al profilo della popolazione.
Se vuoi saperne di più su questo studio, clicca qui.
Per leggere altre ricerche, consulta l’archivio di UNEATLANTICO.
In linea con questa tematica, FUNIBER offre borse di studio per frequentare il Master Internazionale in Nutrizione e Dietetica, un programma accademico orientato a formare professionisti in grado di affrontare, da una prospettiva scientifica e multidisciplinare, le principali sfide attuali in materia di alimentazione, salute e prevenzione.