Abbiamo avuto il piacere di conversare con la dott.ssa Ivana Ester Marra, content creator italiana residente a Monaco di Baviera e da poco diplomata al Master in Alimentazione e Dietetica Vegetariana, offerto dall’Università Politecnica delle Marche in collaborazione con la Fondazione Universitaria Iberoamericana (FUNIBER).
Ingegnere di formazione, content creator e foodblogger per professione, sostenitrice della divulgazione scientifica per vocazione: Ivana Ester Marra, classe 1987, napoletana di origine, milanese di adozione e oggi residente a Monaco di Baviera, ha scelto di dedicarsi alla comunicazione legata al cibo e alla sostenibilità, approfondendo questi temi attraverso il Master in Alimentazione e Dietetica Vegetariana. La sua tesi, un lavoro di ricerca articolato su oltre 500 famiglie e premiato con 110 e lode, esplora lo svezzamento plant-based e il ruolo dei social media nell’educazione alimentare. Con lei abbiamo parlato di formazione, sfide, divulgazione e di come le scelte quotidiane possano educare intere famiglie verso stili di vita più consapevoli.
Dott.ssa Marra, la nostra prima curiosità riguarda il percorso che l’ha portata ad occuparsi di nutrizione e, infine, ad iscriversi al nostro master. Come ha iniziato ad interessarsi all’alimentazione?
Ho conseguito la laurea magistrale in ingegneria delle telecomunicazioni nel 2014, ma già da studentessa tenevo un blog di ricette online. Questa passione è cresciuta sempre di più fino a diventare una vera e propria professione, al punto che poi mi sono licenziata dal mio lavoro di ingegnere per proseguire solo su questa strada. In seguito sono diventata mamma e ho iniziato ad acquisire sempre più consapevolezza sull’alimentazione, sulla sostenibilità e su cosa potessi fare io, come madre, per lasciare un mondo migliore a mio figlio.
Così ho deciso di professionalizzarmi sempre di più in modo da offrire contenuti sempre migliori alla mia community e a chiunque mi ascoltasse, per sensibilizzare su queste tematiche senza dare giudizi ma in maniera inclusiva.
La sua formazione da ingegnere l’ha aiutata in questo percorso?
Sì, assolutamente. La formazione da ingegnere mi ha sempre accompagnata, dandomi una mentalità analitica e la capacità di leggere e interpretare i dati. Sono competenze che utilizzo ogni giorno nel mio lavoro di blogger e nell’attività imprenditoriale che ne deriva: dietro a un semplice sito di ricette c’è in realtà un enorme lavoro.
Anche il Master mi ha fornito un metodo di studio molto solido. Durante il percorso ho condotto un’indagine su oltre 500 famiglie, con più di 50 domande, che mi ha permesso di fare un’analisi approfondita su molte tematiche. Tutto il materiale raccolto è poi confluito nella mia tesi.
Com’è arrivata a conoscere il Master? Tramite altre persone o tramite il web?
Ho conosciuto il master grazie ad alcune professioniste sanitarie, in particolare una pediatra IBC-LC (International Board of Lactation Consultant Examiners®, n.d.r.), perché sono anche mamma peer counselor e faccio parte di una rete di supporto all’allattamento e allo svezzamento. Successivamente ho fatto anche diverse ricerche online, proprio perché desideravo un percorso professionalizzante che non fosse riservato esclusivamente a laureati in ambito sanitario.
Durante il Master ha incontrato particolari difficoltà? Ci sono stati moduli più impegnativi per lei, considerando la sua formazione di partenza?
Sì, i primi due moduli, perché contengono tantissima chimica. All’inizio ho incontrato diversi ostacoli ed è stato necessario entrare nel meccanismo dei processi chimici, cosa che ha richiesto tempo. Pian piano, però, tutto è diventato più semplice ed è stato tutto un po’ più in discesa, anche perché negli altri moduli ho trovato argomenti che mi coinvolgevano maggiormente.
Qual è stato il contributo della sua tutor, la dott.ssa Paola Stella?
La tutor è stata di molto aiuto, soprattutto nella parte iniziale e in quella finale: ha chiarito tanti miei dubbi.
Lei ha scritto una tesi dal titolo “Svezzamento e alimentazione plant-based in Italia: pratiche, conoscenze e ostacoli percepiti dalle famiglie nel contesto educativo e relazionale del pasto condiviso. Ruolo dei social media e prospettive per l’educazione alimentare sostenibile”, un lavoro considerato ottimo e premiato dalla commissione di tesi con un 110 su 110 e lode. La tutor l’ha supportata anche nella scrittura?
Sì, mi ha offerto diversi spunti, alcuni dei quali sono confluiti nella stesura finale. Mi ha incoraggiata a includere elementi legati alla mia esperienza personale, oltre che l’indagine che ho condotto. È stata un supporto fondamentale.
La scelta dell’argomento di tesi, quindi, nasce dal lavoro che già svolge?
Esatto, perché voglio dedicarmi proprio allo svezzamento, in quanto ritengo che porre le basi proprio dai primi assaggi sia fondamentale, per educare poi tutta la famiglia: l’alimentazione complementare è un’opportunità anche per la famiglia di migliorarsi e di migliorare le proprie abitudini alimentari.
Attualmente vive all’estero, corretto?
Sì, vivo a Monaco di Baviera, in Germania.
Quali differenze ha riscontrato tra Italia e Germania nell’approccio all’alimentazione vegetale?
Innanzitutto nell’offerta: ci sono tantissimi prodotti vegetali, non solo nei supermercati. In tantissimi negozi che vendono, per esempio, dai detersivi all’oggettistica, troviamo sempre un reparto di alimentari e uno scaffale enorme dedicato ai prodotti vegetali, quindi si è sempre esposti a prodotti vegetali.
Un’altra differenza importante riguarda gli asili. In quasi tutte le strutture che ho visitato per mio figlio — e anche in quelle che lui ha frequentato — viene adottato un menù prevalentemente vegetale: quattro giorni su cinque sono completamente plant-based per tutti i bambini, e il quinto giorno ciascuno può scegliere tra l’opzione onnivora, vegetariana o vegana. Questo rende l’alimentazione vegetale una normalità quotidiana, non un’eccezione.
Quindi anche dal punto di vista pediatrico c’è proprio una diversa mentalità? Le famiglie che vogliono passare all’alimentazione vegetariana / vegana o quelle che hanno già compiuto questa scelta, trovano un ambiente più favorevole?
Sì, esattamente. Per esempio, al nostro pediatra in Italia non avevamo comunicato che seguivamo un’alimentazione vegetale perché a 4 mesi voleva già far svezzare mio figlio e avevamo capito che non era molto a favore di questa nostra scelta. C’è un certo pregiudizio e c’è poca informazione anche a livello sanitario, con pochi strumenti per supportare una famiglia che prende questa decisione.
Se ancora oggi viene indicato di svezzare a quattro mesi, vuol dire che non si seguono nemmeno le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, a prescindere dalla tipologia di alimentazione che la famiglia segue e intende seguire. Significa che non c’è aggiornamento in tal senso.
In Germania, invece, l’approccio che ho trovato è stato molto diverso. I pediatri di base con cui ho parlato — quindi non specialisti privati — sono stati tranquilli e collaborativi. Quando chiedevo se fosse necessario fare esami specifici per mio figlio o durante l’ultimo bilancio di salute, mi rispondevano che non c’era alcun bisogno.
A loro, per così dire, non interessa quale tipo di alimentazione seguiamo: osservano semplicemente che il bambino stia bene e cresca regolarmente, e di conseguenza non ritengono necessario fare analisi aggiuntive. Mi sono poi confrontata anche con la dottoressa Stella per capire se questo approccio fosse corretto, e mi ha confermato che è assolutamente adeguato. Non bisogna medicalizzare i bambini se non ci sono segnali particolari che lo richiedano.
Sembra quindi che in Italia ci sia meno informazione ma anche disinformazione rispetto all’argomento. Restando sul tema dell’informazione, lei è molto attiva in diversi canali social riscuotendo un grande successo. Qual è l’obiettivo principale della sua presenza sui social? E qual è il canale che le dà più soddisfazioni o dove si trova più a suo agio?
Sicuramente Instagram, perché c’è una partecipazione più attiva e anche una fascia d’età diversa rispetto ad altri social come Facebook, dove comunque ho un altissimo seguito e una community molto ampia, però Instagram è molto più immediato e arriva in modo più diretto alle persone.
Da due anni a questa parte, quando ho cominciato a comunicare le nostre scelte, sempre in modo rispettoso, ho notato che tantissime famiglie, incluse persone ultrasessantenni, mi hanno detto di aver ridotto l’uso della carne e il consumo dei prodotti animali, pur non essendo vegetariani o vegani, perché invogliati dalle mie ricette a migliorare il proprio stile di vita.
Il mio obiettivo quindi è anche informare sulla salute e sensibilizzare, senza dare giudizi, ad un consumo più responsabile e più consapevole nei confronti del mondo animale.
E su quali argomenti ha trovato più feedback, più commenti o maggior interazione?
Per esempio, quando nelle stories parlo degli zuccheri proponendo di sostituirli con la frutta, qualcuno obietta che si tratta comunque di zuccheri: allora spiego che la frutta è chiaramente un alimento naturale, non processato, che oltre agli zuccheri offre vitamine e minerali. In questo modo ho l’opportunità di chiarire la differenza tra zuccheri naturali e zuccheri raffinati e l’importanza di ri-abituare il palato a gusti più naturali, perché dobbiamo abbassare la soglia del dolce che abbiamo adesso. Si tratta di un argomento molto interessante, perché poi vado a spiegare perché lo zucchero è fondamentale per la nostra alimentazione: così come per i carboidrati, non va tolto sostenendo semplicemente che fa male e basta.
Un’altra cosa che condivido tanto e che incuriosisce molto i miei follower sono i pasti di mio figlio, in particolare la merenda che gli preparo per l’asilo, la cosiddetta schiscetta, dove metto (in base alla stagione) legumi, pomodori, cetrioli.
Quanti anni ha suo figlio e come gestisce la sua alimentazione?
Mio figlio ha 3 anni. Quando andiamo al supermercato non mi chiede la merendina perché non conosce questo tipo di alimenti. Tuttavia, adesso che inizia a frequentare altri bambini, per esempio alle prime feste di compleanno, non gli proibisco i dolci ma li limito: invece di mangiare due fette di torta, ne mangiamo una, perché a livello sociale voglio che cresca sereno. Per esempio, non gli compro le patatine, ma gli prendo le chips di legumi; nella borsa non metto cibi confezionati, ma un frutto.
Si tratta di educare le famiglie. Alcuni preferiscono andare al reparto dei cibi confezionati e magari usare l’app dei valori nutrizionali, ma è molto più semplice e più veloce andare a comprare della frutta: perdi molto più tempo a scegliere il prodotto meno dannoso, piuttosto che andare al reparto di frutta e verdura.
Molte famiglie dicono che non hanno tempo, ma nessuno sta dicendo di fare la torta in casa tutti i giorni: si tratta semplicemente di fare una spesa più consapevole.
È difficile cambiare le abitudini quando hai già cominciato ad introdurre determinati prodotti ed alimenti ai bambini. E poi c’è anche il discorso dell’esempio che danno i genitori, perché i bambini vedono quello che mangiano i genitori.
Esatto. Bisogna capire che lo zucchero crea dipendenza già dai primi mesi di vita: per esempio già a 6 mesi si cominciano a mettere i biscotti nel latte. Nel nostro caso, ammetto che io e mio marito ogni tanto ci mangiamo un biscottino serale, ma lo facciamo mentre nostro figlio dorme, non perché lo vogliamo chiudere in una bolla, ma perché se noi genitori mangiamo certi alimenti, loro li associano a comportamenti normali.
Ha progetti futuri di formazione? Ha pensato di iscriversi ad altri master?
Per ora no. Ora vorrei recuperare un po’ di tempo per me, perché quest’anno è stato difficilissimo, non solo per il master, ma per una serie di vicende tra cui un aborto e un intervento che ho dovuto affrontare. Ho bisogno di ricaricare le energie per riprendere a studiare argomenti non facili che hanno rappresentato una vera e propria sfida per me. Ma sicuramente voglio continuare a formarmi e non mi fermo, infatti sono iscritta alla Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana per rimanere sempre aggiornata e sempre informata.
Per avere maggiori informazioni sul Master in Alimentazione e Dietetica Vegetariana, è possibile visitare la nostra pagina FUNIBER o la pagina ufficiale UNIVPM, scrivere all’indirizzo univpm@funiber.org oppure chiamare lo 071 220 4160.
